ANZIANI

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STI.M.A Training© Anziani

Accade che alcune persone anziane vedano decadere  progressivamente le loro competenze                 

posturali e la loro capacità di equilibrio, (competenze vestibolari), anche in assenza di particolari patologie.  
In particolare, si manifesta un progressivo decadimento posturale a causa della progressiva riduzione di efficienza della propriocezione, della visione, (1). 

E' difficile capire se l'atteggiamento cifotico progressivo  di molti anziani dipenda solo dall'invecchiamento. Cosi' come è difficile capire se il deficit della percezione visiva e uditiva non necessitino di una "postura di avvicinamento", protesa in basso e in avanti, in atteggiamento di difesa verso gli ostacoli ambientali mal percepiti. E' probabile che si possano creare dei riferimenti visuo-spaziali e uditivi alterati, che mantenendo  gli automatismi neurologici e funzionali del passato, non consentono di aggiornare il "vecchio hardware" somato-funzionale, generando cadute e procurando uno stato d'ansia generalizzato verso l'ambiente esterno. 

Accade poi che tali episodi siano anticipati o precedano un indebolimento muscolare generale che affligge le normali occupazioni di tutti i giorni e che in concomitanza si manifesti una progressiva riduzione delle capacità visive, uditive, attentive, mnemoniche e cognitive in associazione ad un progressivo decadimento posturale, (2).

In un famoso studio del 1995, pubblicato su JAMA eseguito su 927 residenti a New Haven in Connecticut, USA, di età pari o superiore a 72 anni , nell'arco di 1 anno hanno riportato almeno due cadute del 10% e la dipendenza funzionale dal 20% dei partecipanti.

I quattro fattori predisponenti indipendenti per i risultati della caduta e della dipendenza funzionale comprendevano tempi lunghi trascorsi in poltrona, (compromissione degli arti inferiori), diminuzione della forza delle braccia, (compromissione degli arti superiori), diminuzione della vista e dell'udito (deficit sensoriale) e ansia elevata o depressione (danno socio-affettivo). I risultati dello studio suggeriscono che la predisposizione alle sindromi geriatriche e alla dipendenza funzionale può risultare quando le menomazioni in più domini compromettono l'abilità compensatoria.
 

Gli autori concludendo affermavano che: 
"Può essere possibile ripristinare la capacità compensatoria e prevenire o ritardare l'insorgenza di diverse sindromi geriatriche e, forse, la dipendenza funzionale, modificando un insieme condiviso di fattori predisponenti. Forse è tempo di adottare un approccio più unificato alle sindromi geriatriche e alla dipendenza funzionale."(3)

È così che nasce il concetto di "fragilità dell'anziano", che è definita  come la compromissione della mobilità, dell' equilibrio, della forza muscolare, della cognizione, della nutrizione, della resistenza e dell'attività fisica, (4). 

La fragilità e le altre sindromi geriatriche possono anche dare un feedback lo sviluppo di più fattori di rischio e più sindromi geriatriche. Questi percorsi possono a loro volta portare ad esiti terminali di disabilità, dipendenza e morte. Questo modello concettuale fornisce una struttura unificante e contiene importanti implicazioni per la spiegazione sia patofisiologica che per i meccanismi e le strategie di gestione, (5).

E' importante segnalare che esiste per gli anziani la possibilità di recuperare e potenziare con l'allenamento, (training cognitivo), molte funzioni cognitive, come l'attenzione, la memoria episodica, le abilità visuo-spaziali, e le funzioni esecutive, (6).

Le funzioni maggiormente influenzate dall'invecchiamento risultano essere la memoria episodica, l’attenzione,il linguaggio, le abilità visuo-spaziali e le funzioni esecutive, (7).

Il training cognitivo per l’anziano è considerato un’importante strategia non farmacologica, avente un’azione efficace sul recupero e il mantenimento di alcune funzioni cognitive, sullo stato dell’umore, sul benessere soggettivo e sulla qualità della vita.

Come risulta da un eccellente studio eseguito nella regione Marche, il ruolo della metacognizione e della metamemoria è risultato essere molto importante nella percezione delle proprie funzioni cognitive, che possono essere migliorate anche attraverso una corretta informazione, agendo sugli aspetti emotivi e motivazionali, (8).

Esiste comunque una complessa eziologia multifattoriale che determina la perdita di sensibilità somatosensoriale, e che sembra coincidere con un aumento compensatorio nella sensibilità prodotta da una stimolazione vestibolare, (9).

Questo determina importanti squilibri posturali, che aggravano la situazione.

Le complesse interazioni che si verificano a livello del sistema somatosensoriale e del sistema vestibolare sono probabilmente frutto delle strette correlazioni tra i due sistemi che convergono in molte strutture del sistema nervoso centrale.
Questi due sistemi sensoriali convergono anatomicamente, fisiologicamente e funzionalmente nei nuclei vestibolari, nel cervelletto, nella corteccia, nel talamo, nel tronco encefalico e nel midollo spinale, offrendo opportunità per molti tipi di interazioni, (10,11). 

Tali interazioni costituiscono un terreno fertile per la costruzione di strategie compensatorie che lo STI.M.A Training© è in grado di migliorare e di accelerare, in modo originale, cioè su una base teorica ampia e scientificamente supportata, e in modo divertente.

Lo STI.M.A Training© è in grado di potenziare le competenze senso-motorie in tutte le età e in tutte le condizioni che richiedano un recupero funzionale, consentendo anche di ottenere migliori performances  attentive, mnemoniche e cognitive, migliorando l'umore e riducendo il senso di ansia generalizzata che deriva dalle disfunzioni moto-sensoriali.

Dr. Enrico Antonucci Ferrara 

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  • aggressività, impulsività
  • instabilità posturale
  • disorganizzazione
  • scarso autocontrollo
  • ridotta capacità mnemonica
      e attentiva
  • tendenza all'isolamento
  • paura del vuoto
  • scarso equilibrio
  • scarsa capacità di orientamento
  • scarsa autostima
  • perdita frequente di oggetti o documenti
  • goffaggine motoria
  • paura di parlare in pubblico
  • scarsa motivazione
  • difficoltà nella gestione delle emozioni

ALTRO

BIBLIOGRAFIA

1)Lord SR, Ward JA, Williams P, Anstey J. Physiological factorsassociated with falls in older community-dwelling women. JAm Geriat Soc 1994; 42: 1110–7

2)F.B. HORAK. MECHANISTIC AND PHYSIOLOGICAL ASPECTS. Postural orientation and equilibrium: what do we need to know about neural control of balance to prevent falls? Age and Ageing 2006; 35-S2: ii7–ii11.

 

3)Tinetti ME, Inouye SK, Gill TM, Doucette JT. Shared risk factors for falls, incontinence, and functional dependence. Unifying the approach to geriatric syndromes.JAMA. 1995;273(17):1348.

 

4)Ferrucci L, Guralnik JM, Studenski S, et al. Designing randomized, controlled trials aimed at preventing or delaying functional decline and disability in frail, older persons: a consensus report. J Am Geriatr Soc 2004;52:625–634. [PubMed: 15066083]

5)S.K. Inouye, S. Studenski, M. E. Tinetti,G.A. Kuchel. Geriatric Syndromes: Clinical, Research and Policy Implications of a Core Geriatric Concept. J Am Geriatr Soc. 2007 May ; 55(5): 780–791.

6)Bottiroli S, Cavallini E, Vecchi T. Long-term effects of memory training in the elderly: a longitudinal study, Arch Gerontol Geriatr 2008;47:277-89. 

7)Lindeboom J, Weinstein H. Neuropsychology of cognitive ageing, minimal cognitive impairment, Alzheimer‘s disease, and vascular cognitive impairment. Eur J Pharmacol.: 2004;490:83-6.

8)C. GIULI, R. PAPA, F. LATTANZIO, A.M. ABBATECOLA, D. POSTACCHINI. La palestra della memoria”: l’efficacia di un intervento di training cognitivo per anziani cognitivamente sani. G Gerontol 2013;61:157-160.

9)Horak, F. B. and F. Hlavacka. Somatosensory loss increases vestibulospinal sensitivity. J Neurophysiol 86: 575–585, 2001.

10)AIELLO I, ROSATI G, SERRA G, TUGNOLI V, AND MANCA M. Static vestibulospinal influences in relation to different body tilts in man. Exp Neurol 79:18–26, 1983.

11)WILSON V. Vestibulospinal and neck reflexes: interaction in the vestibular nuclei. Arch Ital Biol 129: 43–52, 1991.